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CARDIO-CHIRURGIA.COM/Insufficienza Tricuspidale
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Insufficienza Tricuspidale

Cos'è l'insufficienza tricuspidalica?

L'insufficienza tricuspidalica è un difetto valvolare cardiaco in cui la valvola tricuspide non è in grado di svolgere correttamente la sua funzione di continenza e permette ad una certa quantità di sangue di refluire dal ventricolo destro all'atrio destro.



Quali sono le cause più frequenti di insufficienza tricuspidalica?

Secondaria a malattia della valvola mitralica: è tra le cause più frequenti di insufficienza tricuspidalica. La malattia associata della valvola mitrale con il tempo determina una alterazione dell'anatomia cardiaca e della fisiologia cardiocircolatoria tale da ripercuotersi sulla valvola tricuspide determinandone l'insufficienza.
Secondaria ad ipertensione polmonare primitiva
Secondaria ad insufficienza respiratoria cronica grave nel quadro del cuore polmonare.
Secondaria a dilatazione del ventricolo destro, a seguito di un infarto miocardio o nel quadro delle cardiomiopatie dilatative primitive.
Secondaria a procedure mediche come il cateterismo cardiaco, la biopsia miocardia, o l'impianto di pace-maker definitivi endicardici.
Primitiva da malattia reumatica.
Endocardite batterica.
Disordini del tessuto connettivo : la più frequente è la sindrome di Marfan.
Post traumatica.
Malformazioni congenite : ad esempio spesso è associata a difetti del setto inter-atriale o inter-ventricolare, alla malattia di Ebstein, e nei canali atrioventricolari.
Secondaria a terapia radiante o chemioterapia.
Sindrome da carcinoide.
Secondaria a malattie autoimmuni come l'artrite reumatide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia ed altre.



Quali sono i sintomi della insufficienza tricuspidalica ?

Ancora una volta le manifestazioni cliniche sono legate alla congestione venosa sistemica che genera questa valvulopatia come l'epatomegalia a volte dolente e pulsante, ascite, edemi declivi, turgore delle vene del collo e versamenti pleurici. Altri sintomi legati alla diminuzione della gettata cardiaca sono la facile affaticabilità e la stanchezza perdita di appetito con dimagramento spesso mascherato dall'aumento della ritenzione idrica. Spesso presente la dispnea da sforzo ed a riposo nei casi più gravi. Frequente è pure la comparsa di cardiopalmo (batticuore) secondario ad aritmie cardiache come la fibrillazione striale.



Qual è la prognosi della insufficienza tricuspidelica?

L’insufficienza tricuspidale primitiva, se non è di grado marcato, è abitualmente ben tollerata e a lenta evoluzione. Nei casi di insufficienza tricuspidale secondaria, l’evoluzione clinica è prevalentemente determinata dalla lesione primitiva (vulopatia mitralica, ipertensione polmonare primitiva, ecc.); la sua comparsa tuttavia determina un peggioramento dello scompenso destro. In questi casi l’entità del rigurgito e il quadro emodinamico complessivo dipendono dal successo o meno vari interventi terapeutici tesi a ridurre l’ipertensione polmonare.



Come si cura l'insufficienza tricuspidalica?

La terapia medica dell’insufficienza tricuspidale secondaria è quella della lesione primitiva; con ciò si possono ottenere la riduzione del rigurgito e dei sintomi che ne conseguono.

La terapia chirurgica si basa su due procedimenti diversi: la sostituzione della valvola con protesi meccanica o biologica, oppure più semplicemente l’anuloplastica che consiste nel restringere, attraverso una particolare tecnica chirurgica, l’anello valvolare in modo da ridurre l’insufficienza dovuta alla dilatazione.

Quando l’insufficienza tricuspidale è secondaria ad una valvulopatia mitralica, l’eventuale correzione chirurgica si associa a quella della valvulopatia primitiva.

Nel caso particolare di insufficienza tricuspidale da endocardite batterica spesso si procede all’escissione della valvola, senza procedere immediatamente all’impianto di una protesi. Ciò viene fatto solo dopo alcune settimane o mesi: questa procedura è possibile perché i pazienti possono tollerare abbastanza bene l’assenza della valvola e d’altra parte l’impianto immediato di una protesi li esporrebbe ad un rischio notevole di infezione della protesi impiantata.

 

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